Europa a più velocità. L’idea di Juncker per ripartire

Europa a più velocità. L’idea di Juncker per ripartire
Dopo molte esitazioni, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha dato la sua benedizione all’Unione Europea a più velocità promossa dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. In un discorso all’università di Louvain-la-Neuve giovedì sera, Juncker ha detto che dopo la Brexit per l’Ue “non è più l’ora di immaginare che possiamo tutti fare la stessa cosa insieme” e ha promesso di “perorare” la causa degli Stati membri che “vogliono avanzare più rapidamente” sulla strada dell’integrazione. Un portavoce della Commissione ha spiegato che “non è la prima volta” che Juncker si dichiara a favore dell’Ue a più velocità. “E’ un’idea di cui ha già parlato spesso” in interviste e interventi pubblici del 2015 e 2016, ha detto il portavoce. Ma il discorso di Louvain-la-Neuve arriva dopo il referendum sulla Brexit e ha un’importanza diversa, visto il momento che sta attraversando l’Europa.
Tra poco più di un mese, il 25 marzo a Roma, i capi di Stato e di governo dei 27 paesi che resteranno nell’Ue non si limiteranno a festeggiare la firma del trattato 60 anni fa, ma inizieranno anche a discutere di quale futuro vogliono costruire insieme. Lo stesso Juncker contribuirà al dibattito con la pubblicazione, prima del vertice di Roma, di un Libro Bianco sul futuro della Ue. Finora, con alcune capitali ostili all’idea di un’Europa a più velocità, il presidente della Commissione aveva messo l’accento sulla necessità di non dividere i 27. Ma il faccia a faccia durante una cena mercoledì sera a Berlino con Merkel, sembra aver fatto pendere l’ago della bilancia di Juncker a favore dell’Ue a più velocità.
In un altro discorso di questa settimana, martedì davanti al parlamento federale del Belgio, Juncker ha spiegato che ciò che manca nella discussione è “l’Europa sociale”, “il figlio povero della costruzione europea” ma che è essenziale per “riconnettere i cittadini europei con l’Europa”. Quel che si annuncia è l’apertura di un cantiere per “lottare contro il dumping sociale” e “riconciliare i lavoratori con l’Europa”. Ma la discussione dentro il collegio dei commissari rischia di essere controversa. Juncker ha chiesto agli altri commissari di presentare i loro contributi al Libro Bianco: alcuni vogliono insistere sulla necessità di proseguire con il risanamento dei conti e le riforme strutturali. Oltre al Regno Unito, che è sulla porta d’uscita, anche i paesi dell’Est sono ostili a un’armonizzazione delle norme sociali.
I paesi dell’Est rappresentano il principale freno a lanciare l’Europa a più velocità. Il gruppo di Visegrad – di cui fanno parte Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca – è fortemente ostile a un’iniziativa che sarebbe chiaramente guidata dai vecchi Stati membri. L’8 febbraio, il leader del partito di governo a Varsavia, Jaroslaw Kaczynski, ha detto che l’idea di Merkel di più velocità porterebbe alla “liquidazione” dell’Europa. Ma anche alcuni paesi del Sud, come Italia e Spagna, si sono allarmati dopo le dichiarazioni di Merkel, perché temono di essere esclusi da un nocciolo duro costruito attorno alla Germania.
Il momento decisivo potrebbe esserci il 6 marzo a Versailles, dove il presidente francese Francois Hollande ha invitato Merkel, l’italiano Paolo Gentiloni e lo spagnolo Mariano Rajoy per un mini-summit destinato a preparare il Consiglio europeo del 10 e 11 marzo a Bruxelles e il vertice di Roma. “Possono esserci più velocita’? La risposta è si'”, aveva detto Hollande il 3 febbraio a Malta: “Del resto questa sarà una delle vie possibili affinché a Roma possiamo dire ciò che vogliamo fare tutti, e per alcuni di più”.
L’Europa a più velocità è contenuta anche in un documento presentato dai paesi del Benelux – Belgio, Olanda e Lussemburgo – in vista del vertice di Roma. “Le diverse vie dell’integrazione e della cooperazione rafforzata forniscono risposte efficaci alle sfide che toccano gli Stati membri in modo diverso”, dice la proposta del Benelux. Nei fatti, l’Ue a più velocità, fatta di cerchi sovrapposti tra loro, è già una realtà. L’euro con la sua moneta unica che ha portato all’unione bancaria e la libera circolazione senza frontiere di Schengen ne sono gli esempi più concreti.
Finora l’Ue è riuscita a lanciare due cooperazioni rafforzate sul brevetto europeo e il divorzio tra coniugi di nazionalità diversa. Ma un altro tentativo di cooperazione rafforzata, quello sulla Tassa sulle transazioni finanziarie, mostra anche le difficoltà di realizzare efficacemente un’Ue a più velocità, quando sono in gioco importanti interessi nazionali. Alla proposta di una Tobin Tax europea, lanciata all’apice della crisi finanziaria dall’allora Commissione Barroso, nel 2013 avevano aderito solo 11 paesi (Austria, Belgio, Francia, Estonia Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna). Da allora i negoziati sono andati a rilento per i veti incrociati dei governi su alcune disposizioni specifiche della tassa, che andrebbero a danneggiare i rispettivi sistemi finanziari. L’11 marzo del 2016 l’Estonia si è formalmente ritirata dalla Tobin Tax europea. E ora Belgio e Slovenia minacciano di fare altrettanto, con il rischio di far scendere il numero di paesi sotto la soglia minima di 9 Stati membri necessaria a far sopravvivere le cooperazioni rafforzate.