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Attila bis Passavano informazioni riservate: a processo poliziotto e cancelliera.

Passavano informazioni riservate: a processo poliziotto e cancelliera. Si chiude l’indagine Attila bis, con tredici indagati. I pubblici ufficiali sono accusati di aver passato informazioni alla ‘banda degli amici’. Tredici, in tutto, gli indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio.
Tra i tredici indagati per i quali il pubblico ministero Massimo Mannucci ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’indagine “Attila bis”, figurano anche un agente della polizia di Stato e una cancelliera del Tribunale. Inizialmente gli indagati erano addirittura una quarantina. Nonostante l’eco che l’inchiesta ha avuto, ora diventa concreto il rischio è che l’indagine sfoci in un processo lumaca dove parte dei reati andranno prescritti a discapito dell’accertamento della verità, delle eventuali responsabilità o della piena innocenza dei singoli imputati. A giugno del 2015 è iniziato il dibattimento nei confronti dei due arrestati nel settembre dell’anno precedente e poi rimessi in libertà. Il processo con rito immediato a loro carico non è ancora arrivato a sentenza. Anzi, è iniziato due volte, e a dicembre ripartirà per la terza a causa di altrettante sostituzioni nel collegio giudicante. Adesso si va verso la riunione di tutti i procedimenti legati a questa inchiesta e a un lungo dibattimento. Il prossimo 5 di ottobre gli indagati che saranno rinviati a giudizio nell’indagine bis si troveranno al dibattimento con gli imputati principali. Oltre ai due pubblici ufficiali, compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare altre undici persone, a cominciare da quelli che – secondo l’accusa – erano i più stretti collaboratori dei due principali accusati, al pari dei primi, di associazione per delinquere. Il tutto come una donna di 42 anni considerata l’organizzatrice delle attività commerciali gestite dalle associazioni e incaricata di riscuotere le somme provento di estorsioni e usura, nonché addetta al reclutamento e all’istruzione di falsi testimoni. FABIO GIORGI