VANGELO Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

VANGELO Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Ascolta l’Omelia di Don Giuseppe Coperchini

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.

Parola del Signore.

Libertà ed esilio si alternano nella storia del popolo d’Israele: come si alternano fedeltà e peccato; luce e tenebre. Ogni uomo, l’intera umanità spesso vive la stessa storia. Una costante ci conforta: Dio, autore della divina giustizia, Colui che mai mette in discussione il suo dono splendido della libertà, coglie castigo e merito dai comportamenti umani, mai però abbandona definitivamente i suoi. La schiavitù non può durare più di tanto perché Egli ci ha fatti liberi e ci vuole come figli e non come schiavi. Neanche il castigo può durare più di tanto perché il Padre buono lo commina sempre a scopo terapeutico e soltanto per indurci alla conversione. Non sempre siamo disposti a comprendere che la punizione è una grandissima testimonianza di amore. Ci dovrebbe convincere, per quanto ci è dato di comprendere, l’infinito amore che ha indotto Padre celeste alla incarnazione della divinità del suo unico Figlio Gesù Cristo e al supremo sacrificio della croce. È il mistero sintetizzato in questa domenica con l’espressione dell’evangelista Giovanni che dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. Ecco ancora una volta dichiarato l’irrefrenabile desiderio di Dio e la sua passione più grande, che è quella che ogni sua creatura raggiunga la salvezza eterna. Del resto questo è lo scopo ed il fine ultimo di ogni umana esistenza. Il resto san Paolo lo reputa “spazzatura”, mondezza. Egli opportunamente ci ricorda che nessuno è in grado di salvare se stesso, anzi in un brano evangelico ci viene ripetuto: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?”. Con una bella immagine evangelica della luce e delle tenebre possiamo ulteriormente capire la radicale alternativa dinanzi alla quale ci pone il Signore: egli sta dialogando con Nicodemo in una tiepida notte stellata e dice: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”. Dobbiamo dedurre che siamo in fortissima crisi energetica divina! Al nostro mondo, spesso ai nostri cuori manca la luce!

Livorno, articolo pubblicato dalla redazione il 14 Marzo 2021
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