Rosatellum bis: dentro l’Aula ok alle due fiducie, fuori la protesta

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foto IPP /Silvia Lore' Roma 09-12-2016 crisi di governo - Consultazioni con il presidente della repubblica al palazzo del quirinale nella foto Giorgia Meloni fratelli d'italia

Rosatellum bis: dentro l’Aula ok alle due fiducie, fuori la protesta M5s, Si e Mdp in piazza. Arriva monito di Napolitano. Giovedì il voto segreto
Roma, 11 ottobre Le due fiducie passano senza problemi, come da programma. Non cifre altissime, ma dentro il Pd mostrano di non crucciarsene. Al primo test il governo incassa 307 sì (e 90 no), al secondo 308 sì (e 81 no). Il Rosatellum bis supera dunque i primi due scogli delle votazioni in Aula, ma il momento della verità è previsto per giovedì. In mattinata si voterà l’ultima delle tre fiducie chieste dall’esecutivo ma, soprattutto, in serata ci sarà il voto finale con scrutinio segreto. Via libera o affossamento, tertium non datur. In casa Pd fanno di conto: sulla carta ci sono circa 420 voti a favore, dunque ci vorrebbero un centinaio di franchi tiratori. Non pochissimi e, soprattutto – in un solo voto – più facilmente “controllabili” e identificabili. In aula oggi nessun sussulto, banchi perennemente semi vuoti. Come annunciato, sia Lega che Forza Italia ribadiscono che non voteranno la fiducia ma daranno il loro sostegno al provvedimento. Non succede molto anche perché gli oppositori del Rosatellum bis hanno deciso di “spostare” la protesta nelle piazze. Davanti a Montecitorio il M5s, a piazza del Pantheon Sinistra italiana ed Mdp. Ed è proprio il partito degli ex scissionisti a decretare, se ancora fossero rimasti dubbi, il proprio scollamento dalla maggioranza che sostiene il governo. In aula Alfredo D’Attorre parla di “distanze incolmabili” ormai non più soltanto sui temi economici. E dice a Gentiloni di “aver perso la faccia” chiedendo la fiducia sulla legge elettorale. Anzi di più, insinua che Matteo Renzi lo abbia fatto apposta per “macchiare” il curriculum del premier. Fuori, i toni non sono da meno. Ecco D’Alema: “Gentiloni – sostiene – è più mite del suo predecessore ma politicamente dipende da Renzi”. E Pierluigi Bersani ricorda a Forza Italia che con una cifra come quella raccatta oggi dall’esecutivo (308, per la precisione) cominciò l’inizio della fine del governo Berlusconi nel 2011. Il M5s paragona il Pd al Mussolini della legge Acerbo e promette di bissare la mobilitazione al Senato se domani il Rosatellum dovesse superare la prova del voto finale segreto. Per l’occasione, è atteso anche Beppe Grillo a Roma. Alle accuse replica il segretario dem, Matteo Renzi. La fiducia – dice – può essere discutibile, ma non è un colpo di stato ed è “assurdo” parlare di fascismo, bisognerebbe ricordare che “la usò anche Alcide de Gasperi”. Ma non è soltanto dalle opposizioni che arriva una censura contro la legge elettorale in votazione alla Camera. Un monito, pesante, porta la firma dell’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano che in una nota mette nero su bianco le sue perplessità e annuncia, sin da ora, l’intenzione di prendere la parola in Senato quando il Rosatellum approderà lì. E lo farà, spiega, “per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati”.


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