La politica intanto continua come negli ultimi 4 mesi. Dalla Enews 533

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La politica intanto continua come negli ultimi 4 mesi. Dalla Enews 533
Il PD purtroppo continua con le divisioni interne che per me sono state una delle cause della sconfitta elettorale. Abbiamo deciso di fare un nuovo congresso, con nuove primarie: speriamo che almeno stavolta chi vincerà le primarie possa guidare il partito senza il fuoco amico dei propri compagni di strada.
Ho fatto l’analisi della sconfitta, come mi era stato richiesto. Sono tante le cause del 4 marzo. Non su tutte la pensiamo allo stesso modo: io non sono d’accordo con chi dice che dobbiamo rappresentare il futuro come una minaccia, mentre per me il futuro è e rimane un’opportunità. Su altre invece siamo tutti d’accordo: il vento populista dall’estero, le divisioni fratricide assurde, il logoramento della leadership in polemiche interne costanti. Il mancato rinnovamento del gruppo dirigente soprattutto al sud, di cui io sono il principale responsabile: la rottamazione si è fermata a metà. E naturalmente gli errori della campagna elettorale: abbiamo pensato che un’algida sobrietà fosse sufficiente a prendere i voti di chi invece vuole un sogno per cui lottare, un orizzonte verso il quale camminare. Qualcuno si è offeso – e mi dispiace – per altri passaggi, che pure mi sembrano sacrosanti: la marcia indietro sui Voucher è stato un errore, il balletto sul sì o no rispetto alla fiducia sullo Ius Soli è stato un autogol, il dibattito auto imposto sulla coalizione è stato assurdo, lo stop al provvedimento Richetti sui vitalizi incomprensibile. Rispetto le opinioni di tutti, ma se vogliamo fare l’elenco degli errori, bisogna dirli tutti.
Ho parlato del mio futuro. Per me c’è una grande battaglia davanti a noi, la battaglia culturale. Che è politica. Spiegare che non si può capitolare davanti alla propaganda e alle fake news, che non si può accettare di demonizzare gli avversari distruggendone la reputazione con prove false e denigrazioni vere, che non si può vivere di paura per cui alla fine diventeremo un Paese pieno di muri e armato fino ai denti. Loro vogliono chiudere i porti? E noi dobbiamo aprire i musei, i teatri, le scuole, i laboratori. Loro giocano sulla paura? E noi dobbiamo investire sul volontariato, sull’associazionismo, sul terzo settore. Loro dipingono il domani come una minaccia? E noi dobbiamo recuperare il senso del futuro come progresso, come opportunità, come speranza. Un euro in cultura, un euro in sicurezza. Intendo dare il mio contributo soprattutto a livello educativo e culturale.
Oggi si volta pagina e si inizia a costruire il futuro. Ma proprio per questo avverto il bisogno di dire Grazie. Lo so che molti politici pensano che la parola gratitudine sia una parolaccia: gli esempi sarebbero numerosi. Ma io credo che Grazie sia la parola più bella. Nel chiudere questi quattro anni devo dire grazie a tutti voi. E soprattutto ai volontari, ai militanti, ai cittadini normali, quelli fuori dal gioco stretto della politica. Non esiste una comunità senza un leader. Ma non esiste neanche un leader senza comunità. Ci sono centinaia di migliaia di persone che non si rassegnano al governo giallo verde. E sono persone che sono abituate a rischiare, a dare una mano, a impegnarsi. Queste sono le persone che mi hanno dato i loro voti alle primarie e il loro affetto quotidiano. Continueremo insieme a costruire, in tutti i modi, un’Italia fondata sulla bellezza e non sulla paura. Partendo dal dire Grazie a chi ha reso possibile la strada percorsa fino ad oggi, strada piena di luci e ombre, ma bellissima.

dalla Enews di Matteo Renzi
RIPRODUZIONE RISERVATA il Gazzettino di Livorno



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